Dal 25 marzo entra in vigore il nuovo regolamento sulla pesca nelle acque interne. Modifiche ai limiti di prelievo e misure minime di cattura.

Maggiore tutela della fauna ittica, con particolare attenzione alle specie autoctone in diminuzione – come barbo, lasca, latterino e vairone – e salvaguardia dell’ecosistema acquatico, per evitare il rischio di un eccessivo sfruttamento dei corsi d’acqua. E ancora, valorizzazione del ruolo dell’associazionismo – specialmente per quanto riguarda la formazione dei giovani e l’organizzazione delle gare sportive –  e salva la pesca dell’anguilla, pur in presenza di alcune precise limitazioni sull’impiego delle attrezzature per la cattura, le misure minime e le quantità giornaliere consentite.

Sono queste le principali novità del regolamento di attuazione della legge regionale n. 11/2912 (e successive modifiche) sulla pesca nelle acque interne e l’acquacoltura.

Approvato in via definitiva nei giorni scorsi dalla Giunta regionale (delibera n. 92/2018) dopo un ampio confronto con le categorie interessate, sarà adottato nei prossimi giorni con decreto del Presidente della Regione ed entrerà in vigore il prossimo 25 marzo, in concomitanza con la riapertura della stagione di pesca ai salmonidi.

I divieti e i limiti di prelievo introdotti

Il provvedimento, che aggiorna una normativa che risale a più di vent’anni fa, interessa in Emilia-Romagna una platea di circa 40mila appassionati, oltre ad una ristretta cerchia di pescatori professionali.

Le modifiche più significative riguardano anzitutto l’introduzione di limiti quantitativi giornalieri o stagionali di prelievo per molte specie d’acqua dolce rare (tinca, vairone, lasca, barbo, ecc.). Diverse anche le tipologie di pesci per le quali per la prima volta è stata fissata una taglia minima di detenzione, oppure è aumentata quella attualmente valida.

Sempre per salvaguardare maggiormente il patrimonio ittico autoctono un’altra importante novità riguarda l’introduzione per alcune specie (alborella, cavedano, lasca) del divieto di cattura in determinati periodi dell’anno, oltre a descrivere con la massima precisione le esche, le pasture, nonché le attrezzature consentite.

Così ad esempio la “mazzacchera” sparisce dalla lista degli strumenti ammessi per la cattura dell’anguilla, specie di grande interesse commerciale e oggetto di speciali misure di tutela nell’ambito di un più ampio piano di gestione adottato dalla Regione in linea con le direttive Ue (con le nuove regole la taglia minima di cattura aumenta da 30 a 40 centimetri).

Più attenzione al benessere dei pesci

Per la prima volta viene poi codificato nel regolamento il rispetto del “benessere” dei pesci,considerati alla stregua degli animali d’allevamento, come vacche o suini.

In particolare, le nuove regole estendono a tutte le aree collinari e montane dell’Emilia-Romagna l’obbligo di utilizzare solo ami privi di ardiglione o con ardiglione schiacciato per minimizzare il danno inferto agli esemplari di alcune specie (trotacavedanolasca), rilasciati in acqua subito dopo la cattura. Inoltre viene esteso ad altre specie protette dall’Ue (come vairone e barbo) l’obbligo di rilascio immediato finora previsto solo per alcuni pesci.

Infine, altra novità di rilievo, l’avvio di corsi di formazione rivolti agli under 18 per favorire l’apprendimento da parte dei giovani  delle nuove modalità di pesca ed educarli ai valori del rispetto dell’ambiente e della salvaguardia del patrimonio ittico.

Più in generale il nuovo regolamento non introduce nuovi vincoli o divieti per quanto concerne le aree della Rete Natura 2000 (zone Sic e Zps) e richiama espressamente le norme di conservazione previste dalla legislazione europea e nazionale vigente.